
Il 29 agosto 2026 l’Associazione Signa Arretii ha rinnovato il proprio impegno nella valorizzazione della storia e della cultura cittadina con una speciale visita al Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate”, organizzata in occasione della mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, che ha riportato eccezionalmente in città il celebre bronzo antico.
Per l’occasione, il Gruppo Cultura dell’Associazione ha elaborato un percorso originale, costruito non come una semplice visita alle collezioni del museo, ma come un viaggio attraverso alcuni reperti scelti per la loro capacità di raccontare aspetti particolari e spesso poco conosciuti della storia di Arezzo e della sua comunità. Oggetti appartenenti a epoche e contesti molto diversi sono così diventati altrettanti punti di osservazione attraverso i quali ricostruire il rapporto degli aretini con la propria città, il territorio, le credenze, la vita pubblica e le forme della produzione e della cultura.
La visita si è aperta con un preambolo dedicato al celebre Aratore di Arezzo, suggestiva testimonianza del mondo etrusco, messa in relazione anche con le interpretazioni che hanno cercato di collegarne il significato alle più antiche origini della città.
Il percorso è quindi proseguito con Giordano Baldini, che ha illustrato una sors etrusca, un ciottolo iscritto attraverso il quale è stato possibile affrontare l’affascinante tema delle cosiddette “pietre parlanti” e delle pratiche cultuali che potrebbero essere state esercitate nell’area dell’antico santuario di Santa Croce. Baldini ha poi raccontato la singolare vicenda di un idolo ligneo raffigurante una divinità orientale, rinvenuto sulle sponde del Castro.
Enrico Gasperini ha invece accompagnato i partecipanti alla scoperta della Minerva di Arezzo, ricostruendone la storia e soffermandosi in particolare sul contesto del suo ritrovamento nel 1541 e sull’area dell’antica domus di San Lorenzo.
Con Marco De Rosa il percorso si è spostato sull’Arezzo romana. Attraverso gli Elogia Arretina sono state ripercorse le memorie di alcuni personaggi illustri legati alla città e al mondo romano; un frammento di fistula plumbea, appartenente all’antico sistema idrico cittadino e recante un’iscrizione relativa alla colonia aretina, ha consentito invece di raccontare le trasformazioni vissute da Arretium nel I secolo a.C. e la complessa storia degli Arretini Veteres, Fidentiores e Iulienses.
La visita si è conclusa nella sala dedicata alla terra sigillata aretina, una delle produzioni che resero celebre il nome di Arezzo in tutto il mondo romano. Proprio da un semplice frammento di ceramica corallina il racconto ha compiuto il suo ultimo e sorprendente salto nel tempo, mostrando come anche un piccolo reperto archeologico possa aprire percorsi inattesi nella storia culturale della città, fino a condurre alla Giostra del Saracino.
Un itinerario attraverso secoli molto lontani tra loro, dunque, ma tenuti insieme da un unico filo conduttore: utilizzare gli oggetti conservati nel museo non soltanto come testimonianze del passato, ma come strumenti attraverso i quali interrogare e riscoprire la storia, la cultura e l’identità di Arezzo e degli aretini
La nostra photoogallery dell’evento: